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Ti racconto la Campagna - primarie Crema | STEFANIA BONALDI

Buon giorno Villette, buon giorno S. Stefano!
Postato il 14 novembre 2011 da Stefania Bonaldi
Mi accingo all’ottava tappa nei quartieri in uno splendido venerdì di novembre e sorrido tra me e me della fortuna di questi due mesi: 8 full immersion nei quartieri e mai una giornata di pioggia….bel colpo! Arrivo alle Villette e l’infaticabile Mario ha già allestito il nostro presidio: io mi dedico allora all’appuntamento all’Anffas. Incontro una realtà molto accogliente, a cominciare da un ambiente confortevole e luminoso, pieno di colori caldi. Ho modo di apprezzare una realtà positiva di impegno concreto verso le disabilità, cui si cerca di rispondere con proposte variegate e competenti, dai due CSE agli interventi per l’autismo e i disturbi dell’apprendimento. “Le famiglie con persone disabili non vanno lasciate sole, mentre spesso sentono le istituzioni assenti o comunque lontane” mi dice Daniela, la Presidente. Tocco con mano comunque una realtà dinamica, che sa rispondere con tenacia e professionalità alle esigenze del territorio e dunque merita attenzione”. Dopo un giro a piedi nel quartiere mi sposto in zona Università. E’ saltato l’appuntamento con don Federico, il parroco di Sant’Angela Merici, in via Bramante, che recupererò, ma confermato l’incontro con alcuni ricercatori universitari. Ci vediamo per pranzo, e a dominare è il tema Università. I risvolti della riforma universitaria fanno capolino e sono motivo di discussione: “Il polo universitario merita più attenzioni dalle istituzioni, perché è una risorsa significativa e strategica di Crema e va valorizzata, anche per scongiurare differenti scelte della sede milanese” mi dice Stevio, che non nasconde una certa apprensione: “Niente allarmismi, però il tema è il futuro e il radicamento dell’università nel nostro territorio”. Confermo la mia convinzione che la prossima amministrazione dovrà avere la capacità di mettere in campo scelte e azioni che valorizzino il legame tra il polo universitario e il mondo dell’impresa. La scommessa non è tanto provincializzare l’Università, quanto sprovincializzare il territorio, creando da un lato legami con le associazioni di categoria e le attività produttive a livello provinciale, ma guardando anche oltre il nostro territorio, per attrarre anche altre iniziative”. Un elemento importante sono anche i numeri: solo il 20% degli studenti è di Crema; il resto arriva da fuori. “Eppure per loro non vi è nemmeno un collegamento tra la stazione e via Bramante – mi dice Paolo -; eppure basterebbe realizzare una stazione di biciclette comunali alla stazione e all’università”. Raggiungo poi nel pomeriggio il quartiere di Santo Stefano dove mi aspettano due caffè: il primo da Gianfranco e sua moglie, il secondo con il parroco, don Francesco. Con loro ho modo di appurare che Santo Stefano è un quartiere che necessariamente deve gravitare su Crema, perché ormai assolutamente privo di servizi, circostanza che influisce molto sulla sua vivibilità. “E infatti gli appartamenti vuoti o invenduti non sono pochi” sentenzia don Francesco, “e il quartiere invecchia a vista d’occhio”. La barriera ferroviaria resta anche qui, come alle Villette, un problema, e motivo di isolamento; per questo si guarda con apprensione ai lavori per il suo superamento. Anche qui, come alle Villette, emerge un altro tema importante: la presenza del canale Vacchelli, elemento da valorizzare. Una camminata lungo il Canale mi fa pensare in particolare ad una riqualificazione della passeggiata lungo il corso d’acqua, tenuto conto che può diventare, come già avviene nel punto in cui un gruppo di pensionati si è preso cura della riva, luogo di aggregazione e di socialità. Questo mi fa riflettere anche sulla possibilità di utilizzare reliquati e aree comunali periferiche per destinarli ad orti sociali, assegnati agli anziani, ma anche per i giovani che ho incontrato e a tutti quelli che amano guardare con attenzione alla nostra terra e all’agricoltura a partire dalla filiera corta. Tornerò a Santo Stefano venerdì 18 alle 17.30 per confrontarmi con il comitato di quartiere, qui molto attivo ed organizzato; sicuramente, come è avvenuto in tutte queste giornate trascorse in presa diretta per la città, emergeranno altri spunti di riflessione e altre proposte.



Buon giorno, Castelnuovo!
Postato il 14 novembre 2011 da Stefania Bonaldi
Castelnuovo, dove mi fermo nel primo pomeriggio per un saluto ad Angelo e Michelle, parigina di origine e cremasca di adozione, che a Crema sta bene perché è una città a misura d’uomo "e Castelnuovo è un bel quartiere". Effettivamente sperimento un quartiere vivace, con alcune punte di diamante. Una è l’Associazione Genitori della scuola primaria. Incontro alcune mamme al bar dell’oratorio e Maristella e Francesca mi spiegano che l’Associazione, qui, non si occupa solo della raccolta fondi, ma “gestisce autonomamente anche il pre e post orario e organizza il minigrest estivo”. Un modello da esportare: belle queste esperienze di sussidiarietà sobria e sincera, che ha come unico interesse il benessere dei bambini e delle loro famiglie. Tra gli appunti, negli scambi con queste mamme, anche l’esigenza di mettere in sicurezza i percorsi ciclo pedonali, lungo via Valsecchi, via Montello e al famigerato incrocio tra via Cremona e Via Brescia. l'ora di un caffè con Nadia, Claudia e Giulia, referenti della Società Sportiva Castelnuovo. Scopro una bella esperienza di società, come ne ho incontrare parecchie, in verità, durante le mie tappe; ma qui c’è una specificità in più: alcuni progetti per avvicinare sport e disabilità, che meritano attenzione perché esaltano ancora una volta il ruolo educativo, di socializzazione e di integrazione che lo sport può trasmettere. Sensibilità che trovo marcata anche nei dirigenti della società, Angelo e Luciano, che ci raggiungono più tardi e che mi spiegano di coltivare l’ambizione di diventare una scuola di calcio riconosciuta e, un domani, chissà, forse anche certificata. Si fa buio e nel brulichio dell’oratorio sopraggiungono altri abitanti del quartiere con i quali ho appuntamento; anche con loro emergono alcune problematiche di viabilità ma anche la criticità della mancanza di un’edicola e di un ambulatorio medico. Sul tavolo anche la richiesta di cui si fanno interpreti Piero e Donatella di riqualificare e usare socialmente l’ex deposito dell’Anas, praticamente dismesso. Ma gli abitanti di Castelnuovo si sentono a pieno titolo abitanti della città; ecco allora che ad emergere è anche l’interesse per orizzonti più ampi: la cultura, che non può essere quella dei grandi eventi, ma deve valorizzare le realtà locali; l’attenzione al territorio, che non può morire nei confini geografici comunali, perché Crema deve tornare ad essere punto di riferimento. E la richiesta di Roberto di maggiore attenzione all’Università, che può rappresentare un volano, specie in questa fase di depressione. Da tutti, però, una richiesta: non fate promesse che non potrete mantenere! Non è più il tempo della politica dei grandi annunci: le persone esigono serietà, sobrietà e concretezza. È il convincimento che porto con me anche dopo l’incontro nel quartiere con il responsabile della Comunità evangelica pentecostale, unitamente ad una convinzione: “Tornerò anche da candidato sindaco e, se eletta, anche da primo cittadino: la credibilità sta anche nel continuare il dialogo intrapreso”.



Buon giorno P. Garibaldi!
Postato il 14 novembre 2011 da Stefania Bonaldi
La vitalità del centro storico è l’ingrediente essenziale per una città. Questo il convincimento che rafforzo nel corso della mattinata in centro. In piazza Garibaldi ho modo di ascoltare diversi esercenti e di fronte alle loro incertezze maturo la convinzione che l’amministrazione che governerà Crema nei prossimi anni dovrà dare una maggiore attenzione a chi vive di commercio al dettaglio in centro storico: conducono attività preziose per la vivacità della città e la nostra economia, specie in un momento critico come questo. Vanno sostenuti. Emerge pressante il problema dei parcheggi: sia per chi risiede in piazza e qui, come Emanuele mi spiega bene, anche con i permessi a pagamento non può parcheggiare; sia per l’accanimento che viene registrato negli ausiliari del traffico e nei vigili con le multe. Qualcuno mi ricorda che in altre città esiste un tagliandino gratuito per il parcheggio per i primi 10 minuti. Mi pare un’ottima idea sia per chi deve fare un acquisto “volante”, come spesso capita a noi mamme con il frigo vuoto, sia per chi deve sostare solo per ritirare i bambini a scuola. La problematica dei parcheggi per i residenti in centro storico è un tema delicato, ma molto sentito. Ma durante la permanenza in piazza ho modo di incontrare anche due avvocati, Mimma e Vittorio. Con loro l’argomento è uno, e decisamente caldo: lo spettro della soppressione del Tribunale. Di fronte all'intervento paventato dalle recenti manovre finanziarie, emerge la positività della proposta di accorpamento del Tribunale di Treviglio, sezione distaccata di quello di Bergamo; dunque, una conservazione non fine a sé stessa, ma che possa comunque coniugarsi con le istanze che vanno nella direzione della razionalizzazione.



Buon giorno, San Bartolomeo
Postato il 28 ottobre 2011 da Stefania Bonaldi
Mi sposto poi a san Bartolomeo, dove prima incontro Rosalba, la presidente dell’Associazione “Etiopia e oltre”, attiva nel volontariato per il finanziamento di progetti in Paesi in via di sviluppo. Rosalba è anche insegnante e con lei riflettiamo sull’importanza di coinvolgere gli studenti con proposte ed esperienze di volontariato. Mi appunto quest’idea: organizzare un domani, coinvolgendo il Cisvol attivo sul territorio ed i dirigenti scolastici delle superiori, una rassegna del volontariato nelle scuole. Una modalità per sollecitare interessi e possibili percorsi di avvicinamento, per scatenare quel potenziale che i ragazzi hanno e che oggi, anche per colpa della nostra rigidità e della nostra supponenza, rimane inespresso. Successivamente ho modo di confrontarmi con don Michele, il parroco, che si conferma un buon interprete delle necessità della comunità e mi snocciola le problematiche principali del quartiere. Sia con don Michele, sia con Mauro, titolare di una gelateria prestigiosa storicamente ubicata nel quartiere, ho modo di realizzare che la viabilità lungo via Libero Comune e via Piacenza è stata compromessa, nel tempo, dall’insediamento di numerosi servizi (scuole superiori, vigili del fuoco, Croce Rossa, Ospedale, Tribunale, Piattaforma ecologica..etc) che nelle ore diurne creano un vero e proprio senso di imbottigliamento. Inoltre, il quartiere è diviso in due da Via Libero Comune: non ho bacchette magiche per sanare questa situazione, ma realizzo che l’attraversamento è pericoloso e va decisamente messo in sicurezza. Si dovrà poi pensare qualche implementazione viabilistica per ovviare a questa sensazione di soffocamento Emerge anche qui il tema della cura; prima ancora che a grandi progetti infrastrutturali, pensiamo a curare e mettere in sicurezza quello che c’è! Nello specifico, la ciclabile di Via Piacenza, l’area davanti al cimitero dietro la chiesa, ma anche il Cimitero Maggiore, dove i frequentatori abituali lamentano scarsissima cura. Incuria, graffiti, abbandono, sporcizia delle aree pubbliche: una delega al decoro urbano si conferma anche qui, oggi una necessità!! L’incontro con Mauro mette però in luce anche il tessuto della piccola imprenditoria artigianale che chiede attenzione e valorizzazione delle proprie eccellenze, ma, nonostante la crisi, ha interesse e volontà di collaborare con un’amministrazione comunale, e può rendersi disponibile a privilegiare e finanziare progetti che si prendano cura della città. Termino la mia giornata con un incontro presso le ACLI, dove ho modo di incontrare i responsabili delle varie branche dell’associazione attivi nel patronato, nei CAF, nel settore sportivo, nei temi ambientali, nell’assistenza, nello sportello immigrazione, nel settore della casa; insomma, termometri importanti per misurare ancora una volta lo stato del tessuto sociale del nostro territorio. Emergono con forza i temi della crisi, della disoccupazione, del lavoro, dell’emergenza abitativa per la quale dovrà essere, tra le altre cose, rivista la convenzione con l’Aler. Mi viene peraltro spiegata anche l’esistenza, con la mediazione ACLI, di patto con i proprietari immobiliari ed il Comune, che ha destinato un fondo di 30mila euro come fidejussione per il pagamento dell’affitto per situazioni al limite della vulnerabilità sociale. Una buona iniziativa di questa amministrazione, che necessariamente dovrà essere portata avanti ed implementata, in ragione dell’emergenza abitativa, e anche del consistente numero di case sfitte presente in città. Alla fine della giornata mi confermo nella convinzione un’amministrazione deve sistematicamente e non occasionalmente confrontarsi con realtà di volontariato, accoglienza e servizio come quelle incontrate oggi, preziose sentinelle sempre in presa diretta con la realtà situata della nostra Comunità.



Buon giorno, Pergoletto
Postato il 28 ottobre 2011 da Stefania Bonaldi
Arrivo al Pergoletto alle 10 del mattino ed allestita la postazione fissa vicino ai giardinetti di Via Viviani, inizio il mio giro. Oliviero e Celestina, entrambi attivissimi nel volontariato, mi accolgono a casa loro con un caffè e iniziano a raccontarmi i problemi del quartiere, che sostanzialmente sono rappresentati da una viabilità un poco congestionata in via Viviani, specie in concomitanza con gli eventi presso la palestra Bertoni, dove le automobili sfrecciano troppo veloci e dall’auspicio di una maggiore cura del “parco della vita” e del percorso lungo il Serio, un luogo suggestivo, ma da valorizzare. L’incontro successivo è con Nico ed Alberto, rispettivamente presidente e coordinatore della Comunità Alloggio di San Giacomo, un fiore all’occhiello nato qualche decennio fa come casa famiglia da un’intuizione dell’indimenticato don Agostino Cantoni, e che oggi prosegue come Comunità alloggio per disabili fisici e psichici sotto la gestione una cooperativa sociale Onlus creata ad hoc. Mi colpisce subito la dimensione familiare che si respira, ed i responsabili mi confermano che è questa voluta specificità che fa di quest’esperienza una realtà unica ed originale nel suo genere. Realtà che ora sta in piedi anche con gli accreditamenti, le quote sociali corrisposte dai comuni ed il 5per mille, anche se, sorridendo, aggiunge Nico, “in parrocchia ce l’abbiamo noi, l’oratorio e anche il gruppo Handy”. La collaborazione con il gruppo Handy, ma anche con altre realtà sociali e di volontariato del territorio mi conferma che qui siamo già avanti nel lavoro “di rete” e anche nella rendicontazione dei propri risultati, attestata dall’esistenza di un bilancio sociale. Mi sposto poi all’Istituto Buon Pastore, dove nel primo pomeriggio ho un incontro con Suor Gisella, che ho già sentito nominare tante volte nelle realtà sociali finora incontrate. Ma le aspettative vengono ampiamente superate e sono colpita da una religiosa davvero “in trincea”, aperta a 360° ai problemi dell’educazione e del recupero sociale, rivolti in particolar modo al disagio e alla marginalità femminile. Ho modo di conoscere l’innumerevole mole del lavoro di accoglienza svolto da suor Gisella e resto impressionata dalla sua determinazione, ma anche dalla sua competenza e intelligenza: quella portata avanti qui, nel carisma della fondatrice Giulia Colbert, è una carità che non si limita all’assistenza, ma si rivolge a percorsi di rieducazione e di affrancamento dal disagio. Disagio che è acuito dalla crisi, perché, mi dice suor Gisella, “la registriamo ogni giorno di più, anche da piccoli dettagli; una volta si offrivano come badanti solo le straniere, adesso anche molte italiane, ma nel contempo c’è molta meno richiesta perché sono sempre più numerosi quelli che, con la crisi, ne fanno a meno”. E’ un incontro che umanamente mi colpisce e mi spinge ancora una volta a considerare come il tanto bene che ci circonda troppo spesso, purtroppo, non faccia notizia.



BUON GIORNO, SAN CARLO!
Postato il 22 ottobre 2011 da Stefania Bonaldi
Arriviamo a San Carlo di buona mattina e, alle prese con il gazebo, animiamo la piazza di fronte alla Chiesa. Ho quasi un paio d’ore per girarmi il quartiere e parlare con le persone e come immaginavo l’argomento principale è quello della piazza nelle ore serali, con gruppi di ragazzi che disturbano il quartiere. Molte le testimonianze in questo senso: Milena parla apertamente di degrado e mi fa notare lampioni rotti, cestini divelti, pavimentazione rovinata; Ancilla rimarca il concetto lamentando l’assenza di forze dell’ordine e vigili urbani e la maleducazione dei ragazzi di oggi. Alfonso rivendica maggiore controllo nelle ore notturne e denuncia che la pizzeria da asporto tiene aperti i battenti fino alle 6 del mattino, cosa che ovviamente favorisce la presenza nella piazza antistante fino alle ore piccole. Circostanza che richiede una verifica perché è del tutto improbabile che vi siano autorizzazioni a tenere aperto tutta notte. Una signora molto distinta, dice di chiamare sistematicamente il 113 e che vorrebbe andare a chiedere un porto d’armi. La interpreto come una battuta, ma mi pare rivelatrice di una situazione di disagio ed esasperazione. Effettivamente il quartiere si conferma in uno stato di abbandono: pochissimi gli esercizi in funzione. Meri mi spiega che “il bar ha chiuso qualche mese fa, poi avevamo una banca, ma è rimasto solo il bancomat”. Chiaro che la struttura urbanistica del quartiere, che ha sbocco solo sulla Via Indipendenza, lo rende isolato e non di passaggio e questo acuisce la sensazione di abbandono. Il cuore pulsante di san Carlo è solo la parrocchia, dove mi reco per incontrare il parroco, don Maurizio. La sua versione sulla “piazza” è meno drammatica: è consapevole che il clima è esasperato, ma ritiene che vi sia anche chi soffia sul fuoco e che per superare il problema sia necessaria maggiore disponibilità al dialogo e alla reciproca accettazione da entrambe le parti in causa, abitanti del quartiere da un lato e giovani dall’altro. Peraltro, invece, secondo don Maurizio il vero problema è che San Carlo invecchia a vista d’occhio, con un saldo annuo sempre in negativo; del resto mancano nuovi insediamenti che potrebbero accogliere nuclei familiari giovani. Circostanza confermata nel pomeriggio anche da Camilla, che vive il quartiere ed è impegnata in parrocchia. Con lei proviamo a pensare ad alcune soluzioni, che possono andare dalla presenza di “educatori di strada” presenti in modo sistematico nel quartiere in collaborazione con la parrocchia (potrebbero esserci risorse regionali da attivare con progettualità specifiche in questa direzione), ma anche, più in generale, un impegno forte a livello di Ente Locale sulle Politiche Giovanili. Iniziative di consultazione, di aggregazione, di responsabilizzazione delle giovani generazioni, al fine di renderle protagoniste di proposte di impegno concreto nel volontariato, nella progettazione e gestione di eventi per i giovani, fino a pensare anche ad una scuola di cittadinanza attiva e partecipazione amministrativa. Il ritorno in serata nel quartiere però mi porta una boccata di ottimismo, perché appena fa buio si accendono le luci dei campi di calcio ed è un brulichio di bambini e giovani, sicuramente non solo del quartiere, impegnati negli allenamenti. Scopro anche qui, accompagnata da Sante, il presidente dell’U.S. San Carlo, una realtà frizzante e virtuosa di impegno nella proposta sportiva, rivolta ad un centinaio di bambini e altrettanti ragazzi , oltre che agli amatori. Una realtà che anima il quartiere e che, come giustamente evidenzia il suo presidente, senza bisogno di contributi comunali ha un bilancio in pareggio. Davvero encomiabile e mi dico che può essere importante partire da qui per riportare nel quartiere vivacità ed ottimismo.



BUON GIORNO, CREMA NUOVA!
Postato il 22 ottobre 2011 da Stefania Bonaldi
La mia giornata di tour dei quartieri è però dedicata anche a Crema Nuova, e alternandomi a più riprese tra San Carlo e la Piazza Fulcheria, ho modo di registrare come quest’ultima al confronto sia molto più animata: ho conferma da subito che Crema Nuova è un quartiere popoloso e vivace, con una marcata identità, rivendicata con un sano orgoglio. Un quartiere con due scuole, “quelle storiche in via Curtatone Montanara e quelle di Via Braguti”, mi spiega Mimma, ex insegnante, fuori dal complesso di via Braguti: “perché non sperimentare il Piedibus anche qui?”. Questa del Piedibus è una costante; davvero anche qui potrebbe riservare sorprese positive, dovremo veramente sperimentarlo, sia come elemento di aggregazione e socialità, sia per ovviare al traffico legato al funzionamento scolastico, che nelle ore di ingresso ed uscita si fa intenso. Il nonno vigile Francesco me ne fa notare i risvolti caotici proprio all’uscita della elementare di Via Braguti, dove probabilmente un secondo collegamento del parcheggio antistante scuola e palestra con la Via Treviglio ovvierebbe all’imbottigliamento sotto i miei occhi. Prendo nota. Ma le richieste fuori dalla scuola interpellano anche le politiche per le famiglie: Maria Grazia, rappresentante di circolo ed educatrice, lo richiede a gran voce. “Forse perché io ho l’occhio critico, ma non vedo progettualità per le famiglie, non basta qualche evento a spot, ci vorrebbe un percorso, di supporto alla genitorialità e rivolto ai nostri piccoli; bellissima l’iniziativa, a settembre, dell’Insula dei bambini: ma qualcuno si è chiesto come possano aderire i bambini di mamme impegnate al lavoro tutto il giorno?”. Tema spinosissimo, che chiama in causa anche le politiche di conciliazione; ma un’amministrazione non può nemmeno pensare che se un tema è “spesso” sia un affare che non la riguardi. Crema nuova mi riserva altri due appuntamenti, uno dei quali all’ARCI, dove davanti ad un caffè faccio una chiacchierata con una quindicina di abitanti del quartiere. Qui da un lato si spazia sui temi amministrativi riguardanti l’intera città, segno che Crema Nuova sene sente parte ben radicata: maggiore dialogo con i cittadini; un Ufficio relazioni con il pubblico più efficace ed efficiente; criteri più equi per la permanenza nelle case popolari; più pulizia in città, a cominciare dalla cura degli spazi verdi e delle rive delle rogge. Sono i prodromi però per arrivare all’argomento clou, che non abbandoniamo per il resto della chiacchierata: il sottopasso di Via Indipendenza. Non c’è nessuno, qui, che condivida il progetto in corso d’opera; le motivazioni, quelle più volte ma senza esito riportate all’Amministrazione e alla Giunta: traffico portato in città, aumento di rumorosità e smog, inadeguatezza della Via Picco; problemi di ordine tecnico come la presenza di una falda a pochissima profondità; “qui in via Indipendenza abbiamo sempre le cantine allagate, come possono pensare di scavare lì sotto?” esclama Luigi un po’ costernato. Gli interrogativi sono questi, Pasquale li mette tutti in fila e ancora non si capacita di come l’Amministrazione abbia forzato la mano, con una scelta che “ha dell’incredibile”… ma gli interrogativi vanno oltre, perché ora ci si chiede anche perché i lavori non procedano, e “sarà impossibile, come ha detto l’assessore Beretta, inaugurare l’opera a maggio 2012”. Spiego di avere presentato, insieme a Matteo, una interpellanza in proposito che sarà discussa prossimamente. Lo stesso faccio dopo, in piazza Fulcheria, dove mi aspettano Giovanna, Joseph e Valeria del Comitato di Via Indipendenza. Qualcuno, e non solo fra loro, si chiede se non ci sia una reversibilità in questa scelta, se sia proprio detta l’ultima parola, anche tenuto conto della pendenza di un ricorso al TAR e di una segnalazione alla Corte dei Conti per lo strumento del leasing in costruendo. Rientrando a casa la sera rifletto che la questione è aperta e non posso non farmene carico, anche se è delicatissima e molto complessa. Dovremo vedere cosa succede nei prossimi mesi e se gli stati d’avanzamento lavori proseguono. Da un lato ci sono un appalto già aggiudicato e risorse pubbliche già impegnate nella progettazione; quando questa amministrazione, insediandosi, aveva buttato alle ortiche il progetto del sottopasso di Santa Maria l’avevamo pesantemente criticata, per lo sfregio ai denari pubblici già spesi in quella direzione. D’altro canto non possiamo negarci, oltre ai ricorsi, motivazioni stringenti che depongono a sfavore di quest’opera contestatissima, perché una cosa è certa: gran parte della città ritiene che se è sacrosanto che le barriere ferroviarie rappresentano un problema per la viabilità, questa approntata è la peggiore soluzione che si poteva trovare.



BUON GIORNO, OMBRIANO!
Postato il 16 ottobre 2011 da Stefania Bonaldi
Ombriano è un quartiere vivace, con una identità molto marcata e pieno di realtà virtuose. Di buon mattino ho incontrato Fabrizia, la presidente, e le operatrici della cooperativa Koala, che eroga servizi alla persona, a minori e disabili psichici. Mi hanno colpito l’intraprendenza, la tenacia ed il profilo etico, specie in un momento nel quale i tagli alla spesa sociale mettono in discussione i servizi e dunque diventa difficile, per molte cooperative, stare su un mercato nel quale proliferano anche realtà meno serie che, pur di aggiudicarsi i contratti, svendono le prestazioni dei propri collaboratori. Visito poi la Scuola Materna paritaria, altra realtà positiva per il quartiere; un asilo che accoglie 90 bambini e la cui amministrazione sta in piedi grazie a collaborazioni di personale volontario, dal CDA, alla gestione contabile. Incoraggianti, queste esperienze silenziose di nostri concittadini che, senza mettere i manifesti, si prodigano a favore di realtà sociali, educative e di assistenza. Egualmente significativo, sempre in tema di volontariato, l’apporto dei nonni vigili, “una vera e propria autorità in questo quartiere”, mi dice Luisa, la coordinatrice. Persone che suppliscono anche alla mancanza degli agenti di polizia locale, perché “i vigili, anche in questo quartiere non si vedono” aggiungono Vittorio e Giuseppe: “si parla tanto di sicurezza, ma dov’è?”. Dovremo ripensare all’organizzazione del nostro corpo di polizia locale: il vigile è un punto di riferimento per le persone e anche un’antenna importante per chi amministra: è fondamentale che sia presente nei quartieri, anche per presidiare la viabilità, perché limiti non rispettati e parcheggio selvaggio sono sempre in agguato e indispettiscono i residenti, oltre che rendere meno sicura la mobilità di pedoni e ciclisti. Il pomeriggio, in Via Renzo da Ceri ho conferma che un tema sentito, in un quartiere relativamente giovane e popoloso, è quello dell’edilizia scolastica, che a Ombriano dovrà essere una priorità. La Scuola Materna, ospitata in un immobile comunale, presenta un ambiente decoroso grazie all’impegno degli operatori, ma necessita d’interventi strutturali con urgenza, per la piena sicurezza dei bambini e delle loro insegnanti. Egualmente i genitori della primaria chiedono da tempo un collegamento tra la palestra e la scuola, oltre all’ampliamento della mensa, ma “finora siamo rimasti a mani vuote”, mi dice Giusi fuori dalla scuola in attesa della campanella di fine giornata. “Senza contare all’uscita il traffico e l’imbottigliamento lungo la via Renzo Da Ceri e all’immissione dal cancello su Via Pandino” aggiunge Anna Maria; anche per Ombriano mi convinco che deve partire al più presto la sperimentazione del Piedibus, ed i nonni vigili mi confermano d’essere disponibilissimi. Dunque, cosa ci vuole? Perché l’Amministrazione continua a dire che a Crema questa iniziativa non avrebbe successo? Non mi capacito. Un altro capitolo importante, in questo quartiere che si sente praticamente un Paese a sé stante e rivendica molte più attenzioni “dalla Città”, è quello dedicato allo sport: le realtà delle società ombrianesi vantano il coinvolgimento di centinaia di ragazzi e giovani atleti. “Nonostante questo ogni anno dobbiamo lottare per disporre delle palestre per gli allenamenti”, lamentano Vittorio del Basket Ombriano e Massimo dell’Aurora Calcio. Mi raccontano di una gestione degli spazi che ritengono penalizzare le società minori, a maggior ragione se decentrate, e questo mi fa pensare che la nuova Amministrazione dovrà rivedere i criteri di assegnazione e di gestione dei calendari di utilizzo per assicurare a tutti, anche a bambini e giovani di periferia, un luogo dove poter praticare l’attività sportiva. Anche questa visita mi conferma una notevole pluralità di proposte sportive nella nostra città, che sappiamo vantare una eccellenza in questo campo; dobbiamo farne tesoro: perché non pensare ad un Festival annuale dello sport che coinvolga tutta la città e tutte le società sportive con gare, mostre, rassegne e convegni a tema? L’ultimo incontro della giornata è con la Banda di Ombriano, un’istituzione, non solo per il quartiere, ma per l’intera Città. Un’orchestra di 40 elementi che proprio quest’anno ha avviato una importante collaborazione con la Fondazione San Domenico, per potenziare l’offerta dell’Istituto Folcioni con 6 nuove possibili opzioni di corso. Realtà della quale andare orgogliosi, anche per un particolare inedito: il suo consiglio direttivo, ad eccezione del presidente, è composto da giovani musicisti under 30. Finalmente un luogo dove i “giovani talenti” riescono ad emergere. Un esempio da valorizzare e da imitare; un impegno per la nostra Città.



BUON GIORNO, SABBIONI!
Postato il 07 ottobre 2011 da Stefania Bonaldi
Non serve avere la lente d’ingrandimento ai Sabbioni, ma basta parlare con la gente ed osservare il quartiere una mezza giornata per vedere e capire che la viabilità di quel quartiere può migliorarne la vivibilità. E’ un quartiere nel quale già si vive bene, è vero,con una buona integrazione delle generazioni, dagli anziani alle famiglie giovani. C’è un cuore che pulsa: incontri giovani e bambini all’oratorio dei frati cappuccini, nuove famiglie nell’area residenziale, ma c’è il problema che dovrà essere al primo posto nella mia agenda, per quanto attiene i Sabbioni, ed è appunto la viabilità. Quella lungo la Via Cappuccini, dove c’è chi chiede dei dossi, o un senso unico o anche che ci si decida finalmente a cambiare le regole dell’uscita dalla scuola elementare. Ieri ho vissuto in presa diretta il problema: alle 16 una via affollata di genitori, le auto che volevano passare, una mamma che coraggiosamente, nella penosa assenza di un vigile urbano, si è messa in mezzo alla strada, l’aria che si è fatta tesa ed il rischio di un tafferuglio tra chi sosteneva le ragioni – che ritengo sacrosante!!!- dei genitori e quelle degli automobilisti che volevano passare comunque. «Il punto è che c’è anche un’altra uscita, con sbocco su via Toffetti» mi dice Antonella, una mamma; verifico con Aldo ed Emilio la seconda uscita e mi chiedo come sia possibile che Amministrazione Comunale e Dirigenza scolastica non si siano ancora messe d’accordo: la situazione è davvero incresciosa e basterebbero buona volontà e un poco di impegno per risolverla. Ma la viabilità è un problema anche all’incrocio di Via Cappuccini con Via Camporelle e Via Toffetti, davanti alla piazza della Chiesa, che va messo in sicurezza…. Ma qui lo dicono tutti, «non solo questa Amministrazione» mi dice Gianpaolo «ma poi non fa niente nessuno». Ancora, le uscite su Viale Europa sono poche e pericolose, forse anche per via delle fioriere che impediscono una visibilità piena. Insomma, va assicurata maggiore sicurezza a chi vive (e come tutti noi si muove) ai Sabbioni. Un sindaco non può, poi, amministrare senza pensare al domani. La bella realtà dell’Housing sociale, salvo forse qualche colata di cemento di troppo, specie davanti ad uno splendido (da fuori, ma mi riprometto di visitarlo anche dentro) asilo, porterà in quel quartiere un incremento abitativo e di conseguenza un ulteriore aumento del traffico: a noi amministratori dei prossimi anni il compito di studiare una soluzione senza affidarci a improvvisazioni ma a proposte elaborate da esperti, ma che necessariamente dovranno essere condivise con i cittadini del quartiere. Agli appunti presi si aggiungono anche le proposte. Sono convinta che in questo quartiere potrebbe essere sperimentato il piedibus come avviene in altri paesi del Cremasco, oltre che per un incremento della socialità tra i ragazzi, e magari per riportare anche qui l’esperienza preziosa dei Nonni Vigili, accrescerebbe la vivibilità del quartiere. Tra le tappe della giornata ai Sabbioni anche quella alla Casa Papa Giovanni Paolo II: un’esperienza d’accoglienza di situazioni di disagio adulto condotta con sapienza, professionalità e dedizione dagli operatori della Caritas. L’integrazione con la parrocchia è già una realtà situata, quella piena con tutto il quartiere è ancora auspicata, ma i semi buoni sembrano gettati. Una realtà con la quale sicuramente anche la futura amministrazione dovrà incrementare l’interazione perché, come Massimo e Fabrizio ci hanno spiegato ieri «le situazioni di marginalità sono sempre più pressanti e negli ultimi anni la Casa è quasi sempre piena».



BUON GIORNO, SANTA MARIA!
Postato il 30 settembre 2011 da Stefania Bonaldi
Un quartiere dove i problemi non sono insormontabili, eppure si sono radicati. Così potrei sintetizzare le mie impressioni durante il mio girovagare a Santa Maria. Così vicino, così lontano dal centro, e così dimenticato dall’amministrazione comunale, almeno stando a sentire i molti residenti che ho ascoltato durante la giornata di ieri. Un bagno di umiltà, ma soprattutto di concretezza, perché sento di doverlo ammettere: talvolta, presi come siamo da sfide complesse come quelle di società partecipate o di progetti faraonici noi amministratori rischiamo di perdere di vista le richieste autentiche dei residenti, che sono tutt’altro che intricate. Un dosso in prossimità della scuola, un sistema intelligente di cartellonistica e segnaletica che permetta di evitare che la curva attorno al santuario diventi, come mi ha raccontato il signor Barboni in sala civica ieri mattina, “la curva preferita del pronto soccorso”. E poi il vigile di quartiere: dov’è finito? “È rimasto solo l’ufficio”, mi ha detto il signor Tacca all’ARCI. L’ex nosocomio, che avrebbe bisogno di progettazione seria per superare il placet della Sovrintendenza, perché “mai ci si prova, mai si otterrà nulla”, come mi ha suggerito l’architetto Dado Edallo, uno dei miei accompagnatori del mattino. Tra il comitato, l’ARCI, l’MCL, anche l’incontro con esperienze forti di solidarietà ed accoglienza, come quella della casa famiglia della papa Giovanni XXIII dove Primo e sua moglie Franca ogni sera apparecchiano la tavola per 11 persone; e ancora, incontri casuali, nelle famiglie, ascoltando le chiacchiere al bar e soprattutto dando retta alle persone attratte dal gazebo che avevo messo vicino al Santuario, dove il parroco, padre Ricardo mi ha dimostrato di saper essere un ottimo termometro delle aspettative della sua comunità. Tutti con molte cose da dire, molti suggerimenti, e in qualche caso anche un certo scoramento. La politica, anche localmente, ha perso credibilità, e bisogna assolutamente parlare un linguaggio semplice, fatto di cose concrete, e, soprattutto, di promesse che si possano mantenere. Santa Maria ha una storia, una popolosità e una vitalità che meritano attenzione, e non l’indifferenza con cui sono state ricevute negli ultimi anni le sue lamentele. Alcuni suggerimenti sono già un piccolo programma: visite periodiche nei quartieri quando amministreremo, un assessorato e consiglieri comunali delegati; iniziative per i bambini decentrate nei quartieri periferici: penso ai tanti bambini delle case popolari, troppo isolati dalle offerte delle nostre strutture civiche – in primis la biblioteca – concentrate nel centro storico. E ancora, dopo il colloquio con alcuni amici della società sportiva Atalantina, l’idea di valorizzare l’eccellenza della proposta sportiva della nostra città con una rassegna annuale che valorizzi le realtà del territorio e promuova il valore educativo, aggregativo e preventivo dello sport. Sbagliamo solo se pensiamo che la carenza di risorse si debba tradurre anche in carenza di idee, invece è esattamente il contrario: è proprio nei periodi di austerità che la creatività deve prendere il sopravvento!



BUON GIORNO, SAN BERNARDINO!
Postato il 01 ottobre 2011 da Stefania Bonaldi
Un quartiere ricco di realtà positive che vanno difese e valorizzate: una materna paritaria virtuosa, in un ambiente rassicurante, che con una gestione attenta e generosa mantiene un difficile pareggio di bilancio; un gruppo vivace di nonni vigili, volontari preziosi non solo per regolamentare il traffico all’uscita della materna e della elementare, ma anche durante i funerali ed il Palio, una festa di quartiere che nel giro di pochi anni è riuscita a diventare una realtà di aggregazione e di impegno per tanti. << Un oratorio frequentato e vivace>> mi dice il parroco Don Natale e nel tardo pomeriggio ne ho conferma con i miei occhi: immerso nel verde della villa Martini, dotato di strutture sportive invidiabili in altre parti della città. Numerosi circoli ricreativi, ARCI, MCL, Combattenti, piccole oasi in cui sopravvive l’attività basata sul volontariato, che si mantengono luoghi sereni di incontro e di socialità. Ma un quartiere con una popolazione prevalentemente anziana, che dunque vive il disagio della mobilità verso il centro, resa critica da un sistema di trasporto, quello a chiamata del MIOBUS, che se non ripensato del tutto va sicuramente riorganizzato in modo sostanziale: troppe le difficoltà nella prenotazione, nelle conferme, nella fruizione di questo servizio. Ma un quartiere che non si accontenta di invecchiare e che vorrebbe più massiccia la presenza di altre generazioni, giovani e famiglie, e guarda ancora con speranza a importanti interventi di riqualifica delle Aree Grimeca (ex Canavese) e Boschiroli, una ferita aperta lungo la via Martini, che imbarazza gli abitanti con uno spettacolo di degrado indecoroso; aggrava il tutto, in queste ultime settimane, un furgone incendiato abbandonato al bordo strada. Qualcuno azzarda il paragone con Scampia, certo è che in una città come la nostra sono spettacoli cui non siamo, né vogliamo, abituarci. E’ difficile pensare con quali strumenti un’Amministrazione possa indurre i proprietari di aree degradate ad attivarsi per la riqualificazione, certo, vien da pensare che in termini di pianificazione urbanistica si dovrà vietare il consumo anche di un solo nuovo centimetro quadrato di nuovo territorio, se prima non si è attivato ogni intervento di riqualifica delle zone dismesse. Diverso lo stato d’animo con il quale lo sguardo si posa sulla dignità e sul decoro della zona di Via Veneto con le sue case popolari, dove è chiaro che gli abitanti fanno di tutto per mantenere curati i giardinetti condominiali, circondati di qualche aiuola improvvisata e vasi pieni di fiori. Anche qui, però, troppe sono le case non assegnate che restano vuote, e questo è un vero reato, in tempi nei quali l’emergenza abitativa morde il freno e tante sono le famiglie in lista d’attesa per una casa. Inoltre, mi spiega Gianni «se le case non sono assegnate, chi resta paga le spese condominiali anche per chi non c’è». Mi convinco ogni giorno di più che la convenzione con l’ALER va rivista in toto, per impegnare l’azienda con tempi e modi precisi nella ristrutturazione e negli interventi manutentivi, anche perché, mi dice qui Giuseppina «quando chiami al numero delle manutenzioni, resti al telefono in attesa decine di minuti, e alla fine riattacchi, e ti senti abbandonato a te stesso». Il senso di abbandono e di un’amministrazione poco vicina, nonostante il quartiere sia “il feudo” di un’assessore di calibro, serpeggia tra le persone. «Un vigile urbano non lo vedi neanche a pagarlo», mi dicono all’ARCI, eppure servirebbe a fare rispettare il limite dei 30km orari lungo la Via Brescia, «dove le macchine sfrecciano e manca una ciclabile». « Chiediamo un appuntamento con l’assessore allo sport – dice il responsabile della società sportiva Frassati – e per quattro, cinque volte, ci viene fissato e poi annullato; non riusciamo mai a parlargli». «Da anni chiediamo un incontro con l’assessore alla cultura – mi riferisce Nicola, uno dei giovani del quartiere responsabile della Compagnia teatrale delle 4 Vie - ma non ci ha mai degnato di una risposta». Occorre rompere il corto circuito tra chi amministra ed i cittadini e rafforzo l’idea di consiglieri delegati per i quartieri che mi ero già fatta a Santa Maria la settimana scorsa, ma nel contempo penso anche alla necessità del decentramento culturale: passiamo dalla cultura dei “grandi eventi” in centro città ad una cultura che valorizzi le realtà periferiche, con piccoli eventi creati in ogni quartiere. Mostre, rassegne, momenti di intrattenimento, fiere enogastronimiche, i mercati della terra e a km zero potrebbero trovare ospitalità anche in una logica decentrata. Gli spazi non mancano e gli abitanti del quartiere accoglierebbero con entusiasmo queste iniziative, perché, mi raccontano le anziane donne di Via Veneto, che cantano insieme a Giò Bressanelli, «se esci di casa la vita si riempie di senso e di motivazioni, anche se sei vecchio», dunque la nostra socialità ne uscirebbe rafforzata. Anche in questo caso, non è questione di carenza di risorse, quelle che servono sono solo buone idee e desiderio di metterle in pratica.


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